Come già ampiamente descritto il “Capanno Guerri” è, per sua natura, un fabbricato estremamente legato al paesaggio circostante, ed anche a chi lo avvicina, “lo attraversa” o lo visita ; ne sono prova le molteplici situazioni, manifestazioni di interesse e di interazione delle quali l’attuale proprietà è stata testimone in questi anni, ed in particolare in quelli recenti di grande riscoperta della Via Vandelli, con camminatori e cicloturisti, gruppi e singole persone, sempre più numerosi : taluni si fermano a scattare la “foto di rito” con il Capanno, il Faggio ed il Cimone ; altri domandano informazioni sull’origine e la storia dell’edificio ed in generale sulla tipologia delle “capanne celtiche” ; altri ancora chiedono di poter entrare a visitare il fabbricato al suo interno.
Il “Capanno Guerri” è oggi punto di sosta e di partenza per escursioni coordinate da diverse associazioni di promozione turistica locale e provinciale, hanno inoltre avuto luogo i primi tentativi di organizzare manifestazioni nel campo e lungo la Vandelli, anche con mercatini di prodotti agricoli, degustazioni, musica, liberazione di fauna selvatica recuperata e curata, attività ludiche per i bambini.
Si ritiene che la realizzazione del progetto di restauro e risanamento conservativo del fabbricato denominato “Capanno Guerri”, inteso come ripristino della sua immagine originaria e recupero della sua identità, nel particolare ambiente naturale in cui si trova, non possa che contribuire ad incentivare e favorire lo sviluppo di attività di fruizione culturale e turistica di tutta la zona, anche in rapporto al rinnovato interesse per l’itinerario Vandelliano, diventandone ancora di più punto di riferimento e simbolo.
La finalità del riutilizzo del bene è altresì la diffusione della conoscenza di una tipologia edilizia rurale caratteristica di queste aree, le “capanne celtiche”, presenti non solo sull’Appennino Tosco-Emiliano, ma anche sulle Alpi Marittime e nel Bellunese, e che testimoniano, secondo alcuni studiosi, lo stanziamento su queste alture di superstiti della popolazione dei Galli Boi, la tribù di Celti più numerosa e potente dell’Italia Settentrionale, a partire dalla sconfitta subita dai Romani presso Modena (Mutina) nell’anno 193 a.C., quando gruppi di reduci si ritirarono dalle zone della Pianura Padana e si rifugiarono in aree di montagna, già abitate da altre genti ribelli di origine ligure antica, i Liguri Friniati o Friniates, tramandando alcuni caratteri tipici della loro cultura, tra i quali questa particolare tecnica costruttiva…..verità o leggenda ?!
Di seguito si riporta un estratto originale della motivazione di tutela, per valore estetico e storico-culturale, della zona di territorio interessata dalla presenza delle “capanne celtiche” nel Comune di Pievepelago e nel Comune di Fiumalbo :
“Presenta la tipica orografia di alta montagna con foreste di faggio che a partire dalle quote più alte si diradano intorno ai 1400 m s.l.m. per lasciare posto ai prati pascolo che dai 1200 m s.l.m. disegnano fazzoletti bislunghi sui declivi meno scoscesi. (…) Lungo il versante meridionale e a valle [a monte] della statale dell’Abetone, si trovano, sparse tra i pendii, tipiche costruzioni rurali denominate “capanne celtiche”. La loro origine sembra risalire alle invasioni dei Celti che nel IV secolo a.C. invasero la penisola italica. La “capanna celtica” testimonia quindi la storia di popolazioni rurali che tramandarono fin dagli albori della civiltà modi di costruzione arcaici, ancor oggi praticati tra la popolazione montana di Sant’Andrea Pelago e Fiumalbo. Alcuni di questi edifici conservano ancora intatta la caratteristica copertura di paglia di segala. (…) Le capanne celtiche sono a pianta rettangolare e in muratura di sasso e malta di terra. I fronti più corti si elevano a cuspide gradonata, protetta da spesse lastre di arenaria. Molte delle capanne, perfettamente inserite nel contesto ambientale sono costruite a ridosso di prominenze del terreno e in posizione dominante rispetto al fondo agricolo. Tale dislocazione permetteva l’accesso al piano superiore direttamente dal versante a monte, evitando l’uso di scale sia interne che esterne. (…)”
Nella recente scheda (anno 2012) dell’Atlante dei Beni Paesaggistici della Regione Emilia Romagna, con il numero identificativo 82, Provincia di Modena, la capanna celtica di strada Vandelli, individuata con la sigla Pi61, veniva così descritta : “La capanna si trova sopra casa Guerri, al limite superiore della vallata di Sant’Andrea, esattamente nel punto d’incrocio della moderna strada carrozzabile con la storica via Vandelli. La disposizione del rustico segue il tradizionale schema secondo la linea di pendio in modo da sfruttare il livello superiore del terreno per l’ingresso al fienile e quello più basso per quello della stalla. La capanna conserva una sola delle due “penne”, vale a dire il fronte verso monte con il caratteristico profilo scalettato delle “capanne celtiche” ; quella verso valle probabilmente è stata rettificata al momento del rifacimento del manto di copertura in lamieroni e coperta sotto il prolungamento delle falde. Per quanto sia in parte mutilata, la capanna risulta di grande importanza in quanto connota in modo peculiare un ambiente già dotato di rilevanti prerogative ambientali”.
E’ interessante segnalare che proprio recentemente, nel 2020, la proprietà del “Capanno Guerri” ha collaborato, come parte tecnica, progettisti e direttori dei lavori, al recupero del manto di copertura della vicina capanna celtica ubicata in Località “Roncacci”, che è di certo la più importante e nota testimonianza di questa tipologia costruttiva presente nel versante di S. Andreapelago, ove è stata riproposta l’originaria finitura in paglia di segale, con risultato molto apprezzato dalla comunità locale e dagli occasionali visitatori.
Si è già detto ampiamente della notevole frequentazione del sito, peraltro in continuo aumento, da parte di persone interessate ed incuriosite dall’originalità delle “capanne celtiche”, e di “viandanti” e fruitori della strada Ducale Via Vandelli, che durante il tragitto o il “tour” non possono non sostare obbligatoriamente nel punto panoramico che inquadra contemporaneamente, vista ormai imprescindibile, il tipico “Capanno Guerri”, il vecchio albero di faggio nel campo ed il maestoso Monte Cimone sullo sfondo.
Data l’ampiezza dei possibili interessi della visita, che spaziano dall’aspetto storico e culturale, a quello escursionistico e del trekking, a quello ambientale e naturalistico, il target di pubblico che può essere richiamato dal fabbricato e dal suo contesto paesaggistico varia dai giovani e giovanissimi, alle persone di età più avanzata, financo a quelle più in là con gli anni, con provenienza possibile sia dalla Provincia di Modena, sia dalle province emiliane più prossime, ma anche dai vicini territori della Toscana e della Liguria.
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