IL PROGETTO DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO
IL PROGETTO DI RESTAURO E RISANAMENTO CONSERVATIVO
L’intervento edilizio che i proponenti intendevano realizzare aveva l’obiettivo di salvaguardare l’immobile e ricondurlo, per quanto possibile ed in accordo con l’utilizzo più recente ed odierno, sempre legato all’ambito rurale, alla sua “originalità”, almeno esteriore.
In tal senso, il progetto di restauro e di risanamento conservativo predisposto e definito per il fabbricato era finalizzato a riportare l’immagine dell’edificio, e quindi l’inserimento nel contesto paesaggistico, alla situazione antecedente al decadimento dell’immobile dovuto al trascorrere del tempo, ed alle modifiche ed alterazioni subite con gli interventi di manutenzione eseguiti nel secolo scorso.
Si è ritenuto che la coerenza e l’efficacia del progetto rispetto all’obiettivo, in questo caso, si misurasse nel riuscire a ripristinare la situazione visiva “primordiale” del fabbricato, nel quadro ambientale in cui si colloca, in particolare agendo sul recupero della copertura dell’edificio e dei fronti gradonati, quello di monte e soprattutto quello di valle, con la sua ricostruzione.
La proposta tecnica, sottoposta ai vari enti preposti per le necessarie autorizzazioni, ha riguardato in sintesi :
– realizzazione di opere di sottomurazione e di sottofondazione delle murature portanti perimetrali in pietra ;
– rinforzo delle murature, con operazioni di cuci-scuci ove necessario, e ripristino dell’intonaco interno in malta di calce idraulica ;
– esecuzione di opere di drenaggio intorno al fabbricato, e di eliminazione dell’umidità all’interno dello stesso, con realizzazione di nuovo piano di calpestio isolato dal terreno, e con pavimentazione finale in piastroni di arenaria posati ad “opus incertum” ;
– rifacimento del solaio / soppalco interno, con struttura in legno, e sotto lo stesso collocazione di servizi, bagno e ripostiglio ;
– rifacimento della copertura, con struttura in legno e cordolo di rigiro in acciaio, ripristinando gli elementi preesistenti andati perduti, ovvero la capriata centrale (di cui è stata conservata l’originaria catena, oggi visibile all’interno dell’edificio), il piccolo padiglione di valle, le gronde in lastre di arenaria, chiamate “grondicchi”, sui lati lunghi del fabbricato, ed il manto finale in paglia di segale ;
– recupero delle facciate esterne, in particolare di quelle tipiche sui lati corti, con riproposizione della tematica edilizia delle “penne gradonate” anche sul lato di valle, come in origine ;
– sempre all’esterno, realizzazione di altra piccola finestra, come l’esistente, sul lato lungo est, per dare luce all’ambiente, e di porta sul lato corto sud, di accesso diretto dal campo adiacente, per rendere più agevole la fruizione del locale di deposito, con ricollocazione, sopra la stessa, del finestrino originario ;
– all’interno, creazione di un unico ambiente, per più funzionale e comodo utilizzo, con rimozione di parete divisoria dei locali, che non risultavano collegati, anch’essa verosimilmente non facente parte del primitivo impianto, ma con tutta probabilità realizzata in epoca successiva, per il frazionamento della proprietà agricola, e peraltro alterata in occasione delle citate manutenzioni al tetto, per sostenere la recente copertura “in lamieroni” ;
– realizzazione di impianto elettrico, comprensivo di web-cam e sistema antintrusione, e di impianto idro-sanitario e di smaltimento dei reflui del bagno ;
– infine, rifacimento degli infissi interni ed esterni in legno, con disegno adeguato alla tipologia del fabbricato .
Benché si sia trattato di un intervento di restauro e risanamento conservativo di un immobile storico, sono state impiegate anche tecniche edilizie moderne, con particolare riferimento all’adeguamento alle normative antisismiche ed al consolidamento strutturale del fabbricato, soprattutto della copertura, caratterizzata da “luci” importanti, e del suo ancoraggio alle murature perimetrali, mediante cordolo di collegamento in profilati di acciaio. Anche per il manto finale in paglia, dal momento che, per motivi di sicura impermeabilizzazione dell’edificio e di durevolezza dell’intervento, costituisce solo elemento di finitura, con sottostante pacchetto a tenuta, è stata studiata accuratamente la modalità di posa e di fissaggio, attraverso telaio e rete metallici di sostegno. Per il resto, nel recupero del fabbricato sono stati impiegati generalmente materiali tradizionali ed ecocompatibili, quali la pietra della zona, il legno massiccio, la malta di calce idraulica ed appunto la paglia di segale.
Dal punto di vista organizzativo e gestionale del cantiere, è stata precisa volontà della proprietà avvalersi di professionisti, maestranze e ditte del luogo, sia per motivi di “economia circolare”, per il mantenimento delle risorse sul territorio, sia perché si è valutato, ed al termine dei lavori si può affermare, con fondatezza, che sul posto si trovassero le competenze giuste per ottenere i migliori risultati di aderenza dell’intervento in progetto alla tradizione edilizia locale. Concludendo, il recupero del “Capanno Guerri”, patrimonio edilizio esistente, senza cambio di destinazione d’uso del fabbricato, non ha alterato gli equilibri ambientali del sito, si ritiene anzi che abbia contributo alla riqualificazione del paesaggio, ad una percezione più coerente ed unitaria della sua bellezza.